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lunedì 8 agosto 2016

MUSICA E MUSICALITA': DALLO SWING AL ROCK AND ROLL

Progetto Musical-mente:
per fare amicizia con a musica e ballare ancora meglio!

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Il progetto Musical-mente

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Valter Ganda ci parla di Swing



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Howlin Lou ci parla di Rock and Roll






CORSI DI SWING A MILANO

Nonsolocharleston è l'Associazione che presiedo da molti anni. E' versatile, colta, garbata e assolutamente alla portata di tutti.

I costi sono sempre stati contenuti, i programmi sono molto validi e le proposte innumerevoli.

Se volete capire lo swing e ballarlo, se volete scegliere tra tutte le danze da inizio secolo al 1950, chiedete di Nonsolocharleston!

Lindy Hop

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venerdì 25 marzo 2016

LA LIBERTA' DELLA ZIP

Nel 2012, quando stavamo per dar vita della Associazione Culturale che rappresento, abbiamo iniziato, senza pretese ma solo con l'intenzione di "ragionare",  uno studio sulle grandi novità che hanno caratterizzato la prima metà del secolo scorso:
scienza, musica, società, costume, cucina, arte e  storia.

Ora a distanza di quattro anni, dopo che la "swing mania", col suo fascino retrò ha veramente conquistato anche questa Milano, la Milano  "in forma" dell'Expo, la Milano che esalta il suo passato, che crea la sua identità,  ecco che adesso  il mio pensiero torna a ondeggiare intorno a quel dubbio, quello stesso dubbio che mi aveva portato anni fa a studiare la storia, per distinguere la "maschera", seppure affascinante ed esclusiva,  dalla "sostanza".

E' sempre difficile distinguere l'individualità dall'obbligo sociale nella moda; però io trovo che per tutti possa essere fuori di dubbio che il passaggio dal corsetto coi lacci sulla schiena, che non ti permetteva di vestirti da sola, all'uso della zip, sia stata una bella conquista per la donna del Novecento. 




"Conversazioni all'ora del tè", di Poìs Gras

Insomma se è vero che le gonne strette arrivano dalle penurie della guerra, e che è stata il fronte a far uscire le donne fuori di casa, nello stesso modo, le imposizioni della guerra, nel campo del costume femminile,  si sono trasformate in libertà, oltre che in bellezza e  creazione.



Nello stesso modo io trovo che  la magia ricreata nelle serate vintage non sia legata alla perfezione dello stile, all'autenticità dei dettagli, ma piuttosto all'incanto creativo che deriva dalla libertà, (chiamiamola paradossalmente, "la libertà della zip") di sentirsi quello che si vuole, liberi da obblighi o costrizioni, sparati sulla luna come in un film di Meliès in un incanto  "senza tempo". 

Stabilire delle differenze tra chi "è" e chi "non è", a mio avviso fa male a quella magia che alcuni chiamano "stile di vita swing".




"Viaggio nella Luna"  -  film fantastico del 1902 realizzato da Georges Méliès. 

giovedì 3 marzo 2016

LO SWING E LA MODA: L’ABITO NON FA (O FA) IL BALLERINO?


Questo interessantissimo articolo è stato scritto da Elena C. e riguarda il binomio  "vintage culture e social dance" emerso ultimamente in Italia che, per lo meno nella mia città, Milano, sta prendendo sempre più forza.
[Sono graditi commenti, contributi o opinioni sull'argomento - scrivere a paola.boogie@gmail.com]


«Centinaia di persone […] sono sulla pista o sedute ai tavoli, o dinanzi al bar [...] il centro vitale della sala è qui sopra, sul podio, dove stanno, allineati su due file, i ragazzi dell'orchestra, che battono i piedi ritmicamente e sudano sui loro strumenti, facendo sussultare il pavimento; qui, dove la campana del sousaphone sembra una luna piena che manda i suoi bagliori sui ballerini e dove la pulsante sezione ritmica - chitarra, piano, basso e batteria - imbriglia tutta questa straripante energia costringendola a seguire il tempo.»

Otis Ferguson – Articolo pubblicato su The New Republic nel 1936


Ultimamente mi capita sempre più spesso di vedere in pista ballerine e ballerini che si impegnano moltissimo per interpretare al meglio lo spirito dello Swing, non solo dal punto di vista del ballo ma anche da quello dell’abbigliamento.

Questo non può che farmi enormemente piacere, perché, ancora prima di diventare ballerina, sono stata e sono un’appassionata di moda e cultura vintage, in particolare di quella anni ‘40: per me lo Swing non è stato altro che la prosecuzione naturale dell’amore per un mondo scomparso di cui apprezzo molto i valori e la storia.

Quello a cui spesso assisto è invece un processo inverso, di persone che si appassionano al Lindy hop e solo successivamente scoprono quel tempo lontano in cui giovani e meno giovani affollavano il Savoy di Harlem scatenandosi a ritmo di Jazz, mentre sul palco si esibivano artisti che hanno segnato la storia della musica come Count Basie o Chick Webb.


Savoy Ballroom (1926-1958 New York City)

In questo non c’è nulla di strano, ed è anzi emozionante scoprire che qualcosa di meraviglioso come il ballo può aprire la strada a cose - se possibile - ancora più belle, che sono la curiosità e la conoscenza. Il problema si pone, tuttavia, quando il ballo genera nei ballerini un senso di “obbligo sociale” che porta a scegliere inconsapevolmente uno stile e di adeguarsi ad una moda che non è altro che una vuota formalità, un modo per creare una bella scenografia priva di contenuti.

Certo, non è mio dovere giudicare se ciò sia giusto o sbagliato, ma è fuor di dubbio che conoscere  in modo più o meno approfondito la storia del costume possa essere una delle chiavi capire lo Swing come fenomeno culturale. Mi spiego meglio: la musica, la moda, il ballo non sono altro che il frutto di una temperie culturale e di un periodo storico e come tali sono strettamente connessi fra loro. Un esempio: i pantaloni maschili a vita alta che iniziano ad essere in voga alla fine degli anni ‘20 non sono un semplice fatto di moda ma nascono con l’uso – tipico delle classi sociali meno agiate – di far indossare ai propri figli più giovani gli abiti dei fratelli maggiori.

Non sto certo sostenendo che non può esistere una cosa senza l’altra (il ballo, la conoscenza della storia e della moda dell’epoca); sostengo soltanto l’idea che per vivere a 360° gradi l’esperienza dello Swing, per calarsi completamente e concretamente nello spirito dell’epoca, un minimo di conoscenza storica può essere utile. Ciò non vieta minimamente di poter ballare con piena soddisfazione senza minimamente addentrarsi nella storia del ballo o, allo stesso modo, di essere appassionati di storia del costume e di non voler calcare la pista in nessuno modo. Niente - o quasi - è assolutamente obbligatorio e ineluttabile in questo mondo, compresa l’idea di doversi “travestire” per essere dei veri ballerini di Swing.



Sweet Moom Dena 2015

L’abito, a mio parere, non fa il ballerino: può fare, al massimo, l’appassionato. Ben venga, dunque, la curiosità e la scoperta di un mondo tanto lontano da noi e proprio per questo enormemente affascinante, ben venga la voglia di vestirsi con abiti vintage e retrò per sentirsi lindy-hoppers fatti e finiti; abbasso invece il ballo inteso come strumento di creazione di una comunità chiusa, con un proprio codice fisso codificato anche attraverso l’abbigliamento, abbasso il concetto di “in” e “out” che vanno bene per la Settimana della Moda ma sono quanto di più lontano esista dal quel ballo sociale che è il Lindy Hop.
Spero che questa mia riflessione possa essere lo spunto per una discussione sul tema e, perché no, per qualche futuro approfondimento sul tema della moda e della sua storia, che si affianca e accompagna la nascita e lo sviluppo del nostro amatissimo Swing.

Buona serata


E.C.



Mi chiamo Elena Calafato, classe 1989, laureata in Archeologia. Attualmente sto perfezionando i miei studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, e contemporaneamente sto collaborando con il Comune della mia città in ambito comunicazione con il pubblico e data entry. Ballo lindy hop da tre anni e mezzo, ma la mia curiosità per il l’Era dello Swing nasce nell’ormai lontano 2011, quando ho iniziato ad interessarmi di storia della moda e del costume. Al momento sto collaborando con due blog che trattano il tema della moda vintage e retrò e dei balli 

mercoledì 2 marzo 2016

JAM: JUMP AND MUSIC WORKSHOP



Il progetto "musicality" organizzato dalla Associazione Nonsolocharleston di Milano, che si occupa da anni esclusivamente di Danza e Cultura Swing,  conclude il 21-22 maggio 2016  proponendo due giornate di lavoro intenso con la collaborazione di:

Shorty George (USA) & Chiara Silvestro (ITALIA)
 Alex Marinis  & Cristina Loukaki (GRECIA)
Andreas Aigner &  Elsa Köck (AUSTRIA)
Davide Bianchi & Manuela Pecora (ITALIA)
Rafal Rendak & marta Lewandowska (Polonia)

Boogie woogie -Lindy hop - Solo Blues - 

Authentic Jazz - Shag - Rockabilly Jive  

21-22 maggio @Milano, via Villoresi 26


 prenota subito

ISCRIZIONI APERTE



BOOGIE WOOGIE VIDEO LEZIONE ON LINE

Volete una lezione di boogie woogie  
online in diretta?

LaCasa èSocial:


#Deliel# e #Fiorella# con Paola e Max (Nonsolocharleston)





giovedì 18 febbraio 2016

BOOGIE WOOGIE

Sinonimo di ballo, spensieratezza e colore, il boogie woogie è sempre stato molto  amato in Italia.


Risultati immagini per boogie woogie

Attualissimo nel "cult of vintage style",  è tornato di moda tra i ragazzi, con i suoi fiocchi, la brillantina e le gonne colorate.


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Grease - Brillantina (Grease) è un film del 1978 diretto da Randal Kleiser, 
interpretato da John Travolta e Olivia Newton-John

Un tuffo nel mondo di American Graffiti, Grease, Happy Days, con i fast food, le Harley Davidson, i giubbotti di pelle e i blue jeans e soprattutto la musica dei jukebox con i dischi rock and roll!


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Happy Days (Giorni Felici) è una situation comedy televisiva statunitense andata in onda in prima visione negli Stati Uniti dal 15 gennaio 1974 al 24 settembre 1984 sulla rete televisiva ABC. 

A Milano si balla in piccoli ritrovi informali, o in riunioni più grandi come i Twist and Shout o i LollyPop, In sale da ballo di periferia o in locali in città, con ottimi dj che spaziano dal rhythm and blues al boogie al rockabilly.


Risultati immagini per ballo il boogie woogie
Paola Bruno e Emanuele Bertolini, 
istruttori qualificati Boogie Woogie di ASD Nonsolocharleston


Si impara subito con pochi passi insegnati da amici, a scuola, o nei vari tutorial che abbondano su youtube.

Per chi vuole fare particolarmente bella figura si può seguire un corso di ballo che oltre a insegnarti i movimenti più "cool" ti farà entrare in questo magico mondo fifty, che veramente è alla portata di tutte le tasche e di tutte le età!


Volete una lezione di boogie woogie  on line 
in diretta ne LaCasa èSocial?



e infine un po' di storia:


"Il boogie woogie come musica è un blues ritmato. Questo blues ritmato fu ufficialmente confermato da Pine Top Smith nella famosa incisione di del 1928 “Pine Top’s boogie woogie” dove l’autore fece anche riferimento proprio ai passi di danza.
Venne ballata come le altre danze swing in maniera spontanea e destrutturata in locali e feste riservate ai neri. (...)

 In America il boogie woogie divenne un blues scatenato, e non corrispondeva a uno specifico stile di ballo.(...)
Fu però solo con la seconda guerra mondiale che i ballerini confluirono in quello che in Italia e in altre parti d’Europa venne chiamato boogie woogie e poi rock and roll. Questo stile di ballo venne associato agli esempi americani arrivati con le truppe che di fatto stavano ballando swing. 
(...)
Sia il boogie woggie che il rock and roll, diventando la musica della nuova generazione, maturano uno stile diverso, sia come ritmica che come atteggiament. Lo swing out, il passo “principe” del lindy hop perse popolarità. Si iniziò a ballare più sui talloni che sulle punte, si utilizzarono i sei tempi del west coast swing e si crea un nuovo stile di ballo scalciato.

Non è ben chiaro come mai questa danza venne chiamata boogie woogie, per lo meno in Italia, forse per il nome che compariva sulle incisionio per qualche etichetta.
Progressivamente il boogie italiano è andato evolvendosi in uno stile più semplice standardizzato dai maestri di ballo, il cosidetto “boogie da sala” che, pur rendendolo più accessibile a tutti, portava però via molto della natura interpretativa e spontanea delle origini. 

Attualmente il boogie woogie ha ripreso molto vigore recuperando i concetti di ballo destrutturato, liberamente interpretabile utilizzando anche elementi dei balli vernacolari. E’ stata inoltre nuovamente inserita la componente air steps e aerea, sebbene con le dovute limitazioni sociali, praticamente inesistente nel “boogie da sala”."

Liberamente tratto da "Le danze swing." di Paola Bruno