sabato 15 luglio 2017

Feel the beat: discorsi alcolici a notte fonda

Questa  settimana ho incontrato una persona, una persona che ha girato il mondo come insegnante di danza e che mi parlava e mentre mi parlava chiedeva ogni tanto una sigaretta, a me o a un altro che ci veniva vicino mentre stavamo sedute a un tavolino, fuori da un locale, dopo una serata, in una strada vecchia, come una volta, a Milano.

Zorba il greco (Zorba the Greek o anche Alexis Zorbas) , 1964.

Insomma lei chiedeva una sigaretta ma mentre la chiedeva mostrava una scatolina verde di latta, arruffata di cartine e meccanismo, e alzando la sua scatolina assicurava di avere il suo tabacco. 
Una stranezza, dico io, a cui si è aggiunto lo scambio di numero di telefono, scambio che ha richiesto un po’ di pazienza, perché gli ultimi numeri le uscivano solo in spagnolo, tutto aspirato, come una babelina numerica che prendesse vita da sé…

Confusione delle lingue, raffigurazione di Gustave Doré


E sempre lei, che è in Italia ormai da troppo tempo, non chiedetele da quanto perché vi risponde che non ha importanza perché è come se non ci fosse stata, a metà di una conversazione piuttosto alcolica sulla danza sociale, lei dice: “ma allora anche  tu sei di questa idea: la danza è una!” io la fisso e mi viene un po' da allargare gli occhi e lei sospira: “Io vivo per questo…” 
Mi fermo qui. Promesso. Niente altri discorsi strani.

Solo "Feel the beat", e non perché sia una frase nuova, ma perché avendolo sentito troppe volte, sempre con un leggero fastidio dentro, ora  forse grazie alla mia amica della scatolina di latta verde, ne ho capito il significato.
Questa è la mia idea, e non è per forza giusta né l’unica possibile, ma a mio avviso il “beat” non centra granché con la competenza musicale, ma ci riporta al primo unico semplice battito che ci accomuna e che trascende, con un po' di pazienza e di immaginazione, linguaggio e sigarette.


Ballare il lindy hop non vuole dire solo imparare i passi, perché questo ballo ha un approccio individualistico, creativo e flessibile. Viene dalla musica e come dice Norma Miller è il “beat” […] nella confusione perfetta del Ballo Sociale  le varie tradizioni hanno stili personali  e variazioni che possono essere incompatibili  con stili e passi di altre tradizioni… Quindi dal primo giorno le mie classi sviluppano  il lavoro in coppia, la flessibilità, l’adattabilità e l’improvvisazione per permettere di ballare  a proprio agio  con partner la cui esperienza viene da qualsiasi tipo di ballo tradizionale. […].Come al Savoy il ballo crea un ponte sulle divisioni culturali e mostra che ciò che abbiamo in comune è molto più grande delle nostre differenze

Da Swing Baby Swing” di Norma Miller, pg. 103.

giovedì 6 luglio 2017

L'hipster, il social dance e le balere

Io non so cos’è un “hipster”. So solo che se penso a un hipster mi viene in mente il bianco. E’ tutto.
Non so neanche bene perché questo “social dance” è un termine parimenti di moda e cosa c’entri con gli “hipster”.
E non so neanche bene la differenza tra retrò, vintage e revival, sempre che stabilire differenze sia ancora permesso. 
So però che una sera ho incontrato in un posto che non avrei mai detto, tra persone che apprezzano il jazz, che ballano lo swing, che studiano il milanese, beh insomma in mezzo a questa storia moderna, ho incontrato  il “Micio”, seduto in prima fila con delle signore amiche sue, proprio lui, che non mi aspettavo perché sapevo che non era stato bene, e che invece è uscito ed è andato a vedere questo famoso locale milanese e mi ha chiesto di ballare, a me...Paola, ciao Paola, a me che non l'ho riconosciuto, io che parlo tanto di cultura del ballo. Distratta da cosa? Nulla, ho dato troppo poco.


Trenta ore per la vita, Giancarlo Gatti  (detto il Micio) e Lilli Cremonesi - Fotografia in Sala Venezia, credit Antonio di Canito


C’è un mondo di trentenni e un mondo di ottantenni che si rincorrono, l'uno caccia via  l’altro, l'uno rincorre l’altro.
Dove? Nelle sale da ballo per esempio, nelle balere. Perché?  Non lo so e non voglio saperlo, troppo complicato; sono tante le definizioni e mille sono i mondi estranei e che per lo più continuano a rimanere estranei nonostante questo "social vintage di tendenza".


So solo che anche se lo swing è diventato una “follia” collettiva, se il passato è diventato una ossessione,  se l’individualismo mette a dura prova il ballo sociale, anche se  la cultura geme, tutto quello che vuoi, nonostante tutto questo e di più, so solo che se si balla fa meno male dappertutto. Quindi viva tutte le balere del mondo. Arrosticini compresi.