lunedì 29 maggio 2017

Spirito di Milano


Lo Spirit de Milan, nel mese di maggio ha dato spazio, a poca distanza, a due personaggi cult nella storia delle danze jazz: Bruno Dossena che è l’icona del rock and roll italiano, attraverso le parole di Michele Longo, e Frankie Manning che è il simbolo del lindy hop internazionale, attraverso la testimonianza di Norma Miller (proprio lei la ragazza col cappello da cuoco in Hellzapoppin, 1941)


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Ecomuseo: guida culturale del Nord Milano

Per chi ancora non lo sapesse, lo Spirit de Milan è un locale che è stato aperto due anni fa nella suggestiva location (prima) abbandonata delle Cristallerie Livellara, in Bovisa. 

"Senza formalismi, solo con la voglia e il piacere di stare insieme, condividere e divertirsi. Un luogo dove incontrare personaggi della vecchia Milano, imparare il dialetto, ma anche qualche passo di swing, cantare e suonare." 

Nell’occasione sono stati presentati due libri, scritti appunto dai due testimoni, ed io sono stata molto contenta di poter partecipare ad entrambe le presentazioni, puntuale alle 19,30, prendendo la 90/91 e facendomi un bel pezzetto di strada nel quartiere Bovisa, che è sempre lì, tutt’intorno alle Cristallerie Livellara. 

Michele Longo (di lui ho impressa un'immagine in continua corsa) ha presentato il suo libro "Milano Rock and Love Story" dedicato a Bruno Dossena. Bruno Dossena è considerato l'icona del boogie italiano in generale e milanese in particolare e Michele, per celebrarlo, ha invitato sul palco alcuni ballerini di quegli anni, ballerini non performers, che erano presenti quando Celentano ha portato l’America nelle televisioni di tutti gli italiani. 

Adriano Celentano: «Il rock per me è stato come uno squarcio abbagliante nella nebbia della noia. La libertà.»

Purtroppo c’era un audio pessimo e probabilmente nessuno ha capito molto, ma si stava parlando dei mitici anni cinquanta, della “Milano di una volta”, quella che va tanto di moda adesso.



Norma Miller ha 97 anni e mezzo (e "mezzo anno a quella età conta", come ha sottolineato il molto gradevole accompagnatore/traduttore di cui non so il nome ma che aveva una camicia con i volant in stile Edwardiano,  tipo mio zio Nino al mio matrimonio). Norma Miller che, si dice, essere l'ultimo protagonosta vivente dell’epoca di "A day at the Race" (1937), ha presentato il suo libro “Swing Baby swing! Quando Harlem dettava legge a suon di swing” nella versione italiana, che parla della storia del lindy hop dalle origini ai tempi moderni.

<<Avete visto “A day at the race? Tu l’hai visto? No??? non l’hai visto? No??! >> 
[Norma Miller]

Alcune sequenze del film montate da me

Norma Miller a novantasette anni si è presentata con la sua parrucca nera (per cantare ne sfoggia una dorata),  le dita lunghe, occhialoni scuri e una carica così incredibile da trasportarmi(ci) in una atmosfera a metà tra Hollywood e Disney. Sul palco un’altra ballerina dell’Apollo, una cosa incredibile, Leona Laviscount (ho collegato alla sua pagina che fino a ieri aveva solo 43 mi piace! ma una grande artista che da New York si è stabilita in Italia), che ha iniziato la sua carriera proprio nella troupe di Norma Miller. Ammiratrice di Celentano (mi è proprio sembrato)  e famosa da ragazza per le sue lunghe gambe e per la sua “mossa” speciale… 

Alcune scene di film italiani dove compare Loana Laviscount da giovane

Che dire…le due presentazioni sono state molto diverse, sembrava un po’ quel film ... "Pane e Cioccolato" … avete presente? 




Però entrambe le serate mi hanno emozionato.

Innanzitutto essendo andata sola (le presentazioni erano alle 19,30, un deciso pre-serata) ho potuto chiacchierare con un bel po’ di persone che non avrei certo incontrato se fossi stata in compagnia; da un tipo strano, una specie di figlio dei fiori anzianotto, con la bandana in testa e due (o tre?) treccie grigie che si è autodefinito l’Eccessivo e che mi ha piroettato in un ballo, (a me!.. che per l’occasione indossavo una giacchetta very vintage…che svolazzava tutta malamente… ) alla energica maestra Arroni che sono otto anni che insegna a ballare ai disabili visivi come volontaria e ha difeso le sedie intorno al tavolino lasciatele in custodia dagli amici fino all’ultimo sangue (unico tavolino in tutto lo Spirit con delle sedie vuote intorno a un tagliere e due signore), e se è riuscita in questo, Margy può fare di tutto.

E infine, conoscere una persona come Norma Miller non può che commuovere nel profondo, e non solo perché ha un'età esagerata e non si capisce come faccia a essere com'è, ma perché io immagino la storia faticosa che sta dietro a tutta quella energia, le parrucche e il trucco e le unghie, un'energia che attraversa le sue ossa e il suo mondo fatto di ricordi e di presente, di oblio e di ritorni, celebrazioni e riti; e lo stesso, emozionante,  è stato vedere i boogiesti degli anni Cinquanta salire sul palco, piano piano, nella generale confusione, ricevere la loro targa al merito e scendere dal palco; chissà cosa avranno pensato, ci premiano perché c'eravamo quando eravamo giovani tanti anni fa? com'era tanti anni fa? quando eravamo giovani, meglio, peggio, chissà...

E ora un po' di frasi che mi hanno colpito, zam, dritte al cuore:


<<Frankie mi ha insegnato a ballare lo swing, e non solo a me ma a tutti quelli che in Italia e nel mondo ballano lo swing>>

<<è un ballo diverso dal jazz perché ci si prende per mano>>

<<dal lindy hop all’hip hop si balla swing alla round the world… la black dance”>>

<<Dossena, sì ballava.. sì,era bravo.. ma non c’era tutto questo chiasso, si ballava e basta>>

<<non mi hanno neanche chiamato, pensavo mi chiamassero,  eppure ero importante, loro fanno le cose tra loro...>>

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Considerando che è la linea più malfamata di Milano, per me la serata è finita presto!!!
e come dice il mio amico Alberto: "che belle cooseee!!" 


Crediti :
https://www.eumm-nord.it
https://www.vice.com/it/article/linea-autobus-91-milano-notte-043
http://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2016/02/15/news/celentano_ragazzo_via_gluck-133497677/

lunedì 22 maggio 2017

Lo swing è giovane o vecchio?

Partiamo della sua data di nascita: millenovecento e…

direi vecchio, vintage, passato remoto. Non ci sono dubbi. 

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Violet Romer in flapper dress

Vediamo poi da chi era ballato, in quegli anni appunto mooolto indietro, dai vecchi o dai giovani
Ma dai giovani naturalmente, perché erano dei balli scandalo, dei balli nuovi, dei balli che andavano contro tutte le regole estetiche e sociali.


E fino a qui tutto bene.

Passiamo al presente, questo presente che si dice non abbia  gruppi, senza confini, che scappa, con le sue definizioni di liquidità e non appartenenze.
Nel presente, vecchio è un modo di sentirsi, non corrisponde a un dato estetico dettato dal passare degli anni, ma un modo di lasciarsi inglobare dal tempo e perdere quel gusto, banalmente e irrimediabilmente legato all’estetica, al modo, che ti fa emergere dalla massa, e che caratterizza. 

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Scusate la frase. Ma è così. Non so come altro spegarlo.

Oggi come oggi l’individualità, questa costruzione estetica,  supera le barriere temporali, supera addirittura quelle culturali. E' inutile opporsi alla corrente, va così, e se tutto questo  serve a far ballare tutti, va bene, ben venga; ma “vade retro” se ci fa rimpicciolire il cuore perché i sentimenti vanno a compensare il vuoto narcisistico dell'estetica e sono importantissimi anche nel ballo.

“I ragazzi dello shake”, cantata da Gianni Morandi, e  il famoso “geghegè”,
lanciato da Rita Pavone nel 1966 nella trasmissione Studio Uno.

Quindi dame e cavalieri datati, se anche a voi come me, ha fatto innervosire la sigla del programma di Arbore  “guardate come sono belli quelli dello swing”, si trattava solo di una metafora del tempo che non passa, non prendete tutto alla lettera.

E’ giusto che si ronzi attorno al miele, e che lo spazio del ballo sia fatto anche per questo, ma tenete saldo il vostro passato e il vostro cuore, e soprattutto il vostro posto in pista.
Giovane e vecchio è un concetto superato. Adesso si è o non si è. E se si è buoni dentro si è di più.
Punto. 

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Iron Maiden Vecchi.jpg



Crediti per le immagini
http://www.contradadellatorre.it
http://nonnamia.iobloggo.com
http://www.swingdancegenova.net

lunedì 15 maggio 2017

Il Galateo del Ballo. Dieci buone maniere.






Avete presente quando Mary Poppins apre la sua borsa da viaggio e tira fuori una pianta, un appendiabiti, uno specchio e tutto quello che le serve per fare “sua” la nuova stanza?


Una cosa magica.

Bert:
"Vento dall'Est
la nebbia è là
fra poco qualcosa di strano accadrà.
Troppo difficile capire cos'è
ma penso che un ospite arrivi per me"

La settimana scorsa è venuto a trovarmi a scuola un mio studente  che non vedevo da un po'; è stata una coincidenza, perché la sua ragazza sta facendo qualcosa di divertente  con me (almeno spero che si diverta perché è rimasta un po' incastrata nella performance di charleston...); comunque, lui mi era rimasto proprio nel cuore, nome, sorriso e soprattutto il suo bounce, perché era un bounce buono, pettinato, elegante, vagabondo ... Avete presente Bert? 


I costumi di Bert



Per farla breve è arrivato, mi ha trovata, ha chiesto di me, ha chiesto della famiglia, dei ragazzi, mi ha abbracciato, ha guardato gli studenti in classe  "che carini – ha detto - come sono bravi” e poi prima di andare mi ha lasciato un “pensierino”.
Eccolo qui.




Non l’ho ancora usata ma l'ho aperta subito e dalla borsa è già uscito tutto il bene del mondo, tutto quello che serve per farmi sentire “a casa”.


Risultati immagini per bert che ballaQuindi per completare questo strano post, il 9 giugno, venerdì, presentiamo alla Bocciofila Circolo Martesana,  in occasione della Festa di Fine Stagione, il video “Il galateo del ballo. Dieci buone maniere”. 

Sono sicura che vi piacerà.






Crediti:
http://blogfrivolopergenteseria.blogspot.it/2016/01/langolo-dei-film-mary-poppins_22.html
https://www.pandoracharms.it/

lunedì 8 maggio 2017

La mia serata al Jumpin' Jazz

Sono andata negli anni in molti locali da ballo, dancing, balere, ballroom, club, e via così, e spesso arrivo da sola. Ho una certa esperienza, direi.


Risultati immagini per cosa tira fuori mary poppins dalla borsa?

Non è mai "scontato" arrivare nei posti da sola; è vero che lo swing è un modo di sentire "moderno", che ci sono le "flappers", emancipate e così via, ma per chi arriva solo, soprattutto se femmina, è comunque sempre un match.

Se vai nei posti affollati, ti ritrovi a gironzolare cercando visi noti e salutando qua e là; si perde tempo con il drink in mano e si aspetta che l'atmosfera "salga"... quasi sempre è così, l'atmosfera sale. 

Soprattutto se invece del superfansswingretromaniacale, incontri qualcuno che ti chede di accomodarti al suo tavolo, gradino, posticino, in quel caso l'atmosfera è già salita, perché i "modi" si sa  avanzano sempre il "ballo".

Sabato scorso quindi sono arrivata, appunto da sola, al Jumpin' Jazz di Viale Monza. Ultimamente ci vado spesso, e con il fatto che sto raccogliendo testimonianze per un mio scritto sulla storia del ballo, sono diventata abbastanza "di casa". Questo sabato sono entrata sola, ma aspettavo la mia classe del "martedi". Classe veramente ricca di persone particolarmente intelligenti e singolari.


Rispetto allo standard, il Jumpin è un po' più caro. Costa dodici euro, più il costo molto moderato di una consumazione. Considerando che devo tornare in taxi, i soldi devono essere spesi bene. (Ci sono poche cose che mi spaventano, una è guidare).


Vi presento il locale. Spero di non sbagliarmi, perché le persone con cui ho parlato sono tutte molto cortesi e galanti, ma un po' sbrigative, come se fosse difficile per loro cedere ai ricordi, e invece io sono golosa della storia vecchia.

Il locale è antico. Una volta era costituito anche dalla parte sotto, dove adesso c'è il Ragù. Era frequentato dalla gioventù degli anni cinquanta, quella del cewing gum, dove se portavi gli occhiali eri considerato "handicappato" (sottovoce), e "l'unica era imparare a ballare bene così trovavi la morosa" (Carlo).

Sala da ballo dopo la ristrutturazione del 2013


Il Jumpin è una associazione creata da un gruppo di amici, trent'anni fa; il presidente è il batterista (e amico) Valter Ganda. L'idea di partenza era riprendere  a ballare ascoltando vera musica swing dal vivo, di fatto tutta la musica che si suona (bene) e che si può ballare partendo dal  blues fino ad arrivare ai Beatles.

Sala da ballo dopo il 1956 (divisa dopo il 1996)

E qui sta il punto: al Jumpin' si balla. Non uno stile, si balla swing e basta. Chiamatelo be-bop, boogie woogie, lindy hop, soft o grounded, con o senza calcio, vi assicuro che lì lo swing è vivo e vegeto.
Certo si balla su ricordi di gioventù, si balla come permettono le giunture, si balla perché si ha orecchio ma, a dispetto del triplo o meno step, la postura è ineccepibile ed è difficile che prenda dei calci (gli unici appunto li ho presi dai miei allievi, ehehe...). I più bravi al Jumpin' hanno imparato da soli, ai tempi del dopoguerra, guardando i film, guardando i militari, guardando i "negri".

Un gruppetto di miei allievi ha voluto vedere questo posto perché ne ho parlato a lezione. Così particolare. L'ingresso non si può dire  accogliente, gli abituè pure un po' diffidenti, Valter se sei davanti e parli un po' troppo forte ti  fa ssshh col dito...Però al bancone trovi Silvia (Silvia Colombo che fa i Wunder Market e le ore piccole al Jumping come cameriera) e ancora ha il cuore per postare delle foto strastrepitose della serata, e tutt'intorno ci sono persone che ballano e ancora ballano e ballano ancora, da anni, con passione e determinazione. 





Direte che mi ci trovo bene perché sono di una generazione che se ne sta andando, per nostalgia. Probabile, anche. Ma non solo. Sarò un po' snob, ma il Jumpin' è fuori dai soliti giri. Non è di moda. Si paga dodici euro, ma non ci si schiaccia come in un treno marci in corsa direzione Mirabilandia e Co.





I ragazzi che sono venuti hanno ballato, hanno sofferto, certo, per accontentare le dame, ma hanno proprio ballato, perché lì non ci si pavoneggia, si balla e basta, andando a orecchio. 
E il mio amico Franco, che è un po' matto e continua a scandalizzare i suoi coetanei con le sue movenze da "blues man", era molto felice. Bella cosa.

Forte. Per me, soldi spesi bene.

lunedì 1 maggio 2017

Imparare da soli: tutorial pro e contro

Molto diffuso tramite il web il TUTORIAL.
Tutorial di professionisti o amanti del genere che ci spiegano come pettinarci, usare i giochi, uscire da impasse mediatiche e via dicendo. E per la danza, soprattutto la danza sociale, tantissimi tutorial di figure "fai da te".
A mio avviso ci sono come sempre pro e contro. Vediamone alcuni...









Vantaggi
Per i neofiti può essere un primo approccio, un modo per capire se si è portati o se ci piace il genere; può essere anche una alternativa quando timidezza, vita frenetica e un po' (tanta) pigrizia ci ostacolano.
Per tutti può essere un modo per ripassare, soprattutto se è un "recap" delle lezioni o per cercare stimoli nuovi.

Svantaggi

E'  difficile in un "fai da te" vedersi e capire i propri sbagli, questo capita anche in classe, figuriamoci "online". 
Sembra più facile, ma è più lungo e frustrante imparare da un video invece che da un bravo insegnante: ci vuole concentrazione, è snervante, a-sociale e spesso poco pratico.

Riassumendo
BUONO rivedere i "recap" delle lezioni, filmarsi e confrontarsi, guardare video e ispirarsi; vanno anche bene lezioni individuali,  stage e workshop intensivi anche se solo ogni tanto. No BUONO sottovalutare l'importanza didattica e anche sociale di una classe e il contributo di un buon maestro in "carne ed ossa".





   
Si ringraziano per i simpatici tutorial :